Ambiente

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Oggi quando si pensa al recupero dei rifiuti si guarda solo nel contenitore della spazzatura nella nostra cucina dimenticandoci degli oli esausti da friggitoria o da conserva.

Anche se in piccole quantità alla volta questi sono gettati con disinvoltura nel lavandino causando enormi problemi all'ambiente ed aumentando i costi per lo smaltimento all'intera comunità.

Da fonte ministeriale in Italia sono immessi ai consumi circa 1.400.000 ton di olio vegetale, da cui si stimano circa 280.000 ton di rifiuto da utenza domestica e 70.000 ton da utenza commerciale. La produzione pro-capite stimata è di circa 4 kg e di circa 10 kg per famiglia.

L'olio recuperato tramite la raccolta differenziata viene conferito ad aziende raccoglitrici autorizzate iscritte al C.O.N.O.E. (Consorzio Obbligatorio Nazionale Oli Esausti).

L'olio vegetale esausto è un rifiuto che costituisce un grave pericolo se disperso nell'ambiente:

  • Per il sottosuolo, rendendo inutilizzabili pozzi di acqua potabile anche molto lontani. È impressionante pensare che 1 Kg d'olio usato è sufficiente per inquinare una superficie di 1000 metri quadrati.
  • Per la flora, impedendo alle radici delle piante l'assunzione delle sostanze nutritive.
  • Per qualsiasi specchio d'acqua impedendo l'ossigenazione e compromettendo l'esistenza della flora e della fauna. Un litro d'olio mescolato ad un milione di litri d'acqua basta per alterare il gusto nei limiti incompatibili con la potabilità.
  • Quando è immesso nella rete fognaria, finisce inevitabilmente nel depuratore comunale; cioè in un impianto di trattamento di acque reflue che per depurare 1 kg di olio impiega almeno 3 kW/h di energia. Tradotto in termini economici, lo smaltimento di 1 kg di olio buttato nel lavandino comporta la spesa a carico della collettività di 0,45 centesimi. Se si considera che circa 280mila tonnellate di olio finiscono in fognatura, si arriva a 126 milioni di euro di spreco.
  • inoltre non è facilmente biodegradabile e se disperso in acqua forma un "velo" dello spessore di alcuni millimetri che impedisce ai raggi solari di penetrare causando ingenti danni all'ambiente.

Un altro "mito" da sfatare con forza è il diffuso pensiero che l'olio di frittura possa addirittura essere un ottimo concime per piante. Nulla di più sbagliato. In questo caso oltre a penetrare nel terreno con le conseguenze appena descritte, l'olio di frittura impoverisce il terreno di quei microorganismi necessari per la vita delle piante stesse.

Per tali motivi solo un corretto e controllato smaltimento dell'olio vegetale esausto può garantire la difesa dell'ambiente.

L'olio correttamente conferito viene interamente recuperato trasformandosi in risorsa. Molteplici sono i vantaggi derivanti dal suo riutilizzo e vari i prodotti che ne derivano: Biodiesel per trazione, combustibili rinnovabili mastici, collanti, inchiostri, sapone ecc.


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